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distanze

Sarah Binotto - Luca Gaddini - Federico Marconi - Andrea Marini

febbraio 2011

a cura di Fabiola Manfredi e Antonio Parpinelli
Sale del Chiostro di S. Agostino - Pietrasanta

Il concetto di distanza si declina in modo variegato quando viene affrancato alla produzione artistica, in particolar modo quando l'espressione creativa viene contemplata in un'ottica gombrichiana come costruzione di linguaggio che comporta percetti, affetti e concetti.
La distanza è sicuramente la prima esigenza per strutturare una percezione soggettiva (non meramente contemplativa-passiva), tra fruitore e opera, per delineare un'osservazione che è anche partecipazione e comprensione. Quello iato necessario che permette allo spettatore di innescare i meccanismi percettivi di natura "estetica", nettamente distinti da quelli che si soffermano sugli oggetti quotidiani.
Distanze, spesso solo apparenti, sono quelle che separano le discipline artistiche coinvolte in questa mostra; arti manuali e arti tecnologiche, arti dello spazio e arti del tempo.
Espressioni che dialogano con lo spazio (installazioni) o che sullo spazio costituiscono la loro sintassi (la pittura) e forme espressive che interagiscono con il tempo, tentando di cristallizzarlo in una forma (la fotografia) o modellando il flusso temporale e quello dei pixel in una direzione visuale (il video e le sue derivazioni).
Distanze in termini spaziali, sono quelle che accomunano le varie discipline artistiche coinvolte, assecondando la necessità di un dialogo, un'interazione con il contesto che le ospita.
Dialogo condotto su parametri metrici-proporzionali, ma soprattutto imperniato sul fulcro costituito dallo spettatore, termine ultimo del processo creativo.

Fabiola Manfredi





È riduttivo ed estremamente limitante considerare il termine distanza solamente per indicare un allontanamento, un gap dimensionale o cronologico: esso può indicare anche le difficoltà e gli sforzi che gli uomini cercano di risolvere nelle loro complessità emotive, ad esempio la distanza emotiva che può percepire un soggetto estroverso rispetto ad uno timido, oppure una distanza intellettuale, sentimentale e sensoriale.
La distanza che ogni artista cerca di colmare, inverosimilmente, riguarda lo spazio tra l'essere e il fare, tra l'io umano dell'individuo puro e l'io sociale dell'uomo in maschera. Ognuno di loro parte da un medesimo ed identico punto: il fare arte facendo sì che la distanza creata dalla propria espressione artistica, tra se stessi e il mondo possa annullarsi attraverso quell'onestà intellettuale e quella purezza d'animo appannaggio solamente del vero artista.
Ed allora in questa occasione quattro artisti, un fotografo, un video-artista, un architetto-performer ed uno scultore, lontani tra di loro, con i propri stimoli discordanti e differenti, si misurano attraverso una mostra a tema che cerca di spingerli a individuare la distanza dell'uomo dalla natura, dalla cultura, dalle tradizioni, dalle innovazioni, dalle altre dimensioni, dalle altre persone, ma soprattutto da se stesso. In un evento in cui sono ben visibili le loro diversità stilistiche e sensoriali, i loro approcci artistici, i quattro artisti sono accumunati dalla magia unica di quell'arte universale in grado, in quanto comunicazione espressiva vecchia tanto quanto l'uomo, di indagare ogni spazio e, se necessario, di rendere nullo quel vuoto che chiamiamo "distanza".

Antonio Parpinelli